La sua arte
Se, nelle mani di uno scultore, un metallo diventa un'opera d'arte, ciò non può
essere giudicato un fatto paradossale. Forse sono più rilevanti le metamorfosi
dell'arte o dei deliri dell'immaginazione creativa, poiché è ciò che fa
l'artista, è una sfida per gli altri, per quelli che non sono capaci di svelare
i segni che nasconde la materia, e che l'artista, invece, riesce a decifrare.
Picasso prendeva un pezzo di ferro, lo univa ad un altro e creava un rompicapo formato da oggetti già scartati. In questo modo ha creato, ad esempio, la sua famosa Pecora, le cui corna erano il manubrio di una bicicletta.
Quindi, non è un paradosso la trasformazione operata da Michele Di Lalla sui metalli; nelle sue mani, il ferro, l'alluminio, l'argento oppure l'oro non sono più metalli, ma diventano opere d'arte che non sono né ferro, né alluminio, né argento, né oro, ma semplicemente arte.
Nel suo caso, i metalli si trasmutano in poesia e uno dei suoi simboli è la rosa. Di Lalla esplora il mondo vegetale della selva e riesce a compenetrarsi con gli enigmi del tropico. Spogliandoli della loro rigogliosità, li scolpisce come se fossero soffici disegni in aria.
Nato a Santa Croce di Magliano il 28 luglio 1936, si è specializzato fin dalla sua giovinezza nelle tecniche medievali della lavorazione dei metalli.
Di Lalla ha partecipato in diversi saloni, fra i quali il XX Salone Armando Reverón, ma la sua consacrazione come artista è avvenuta nel 1995, nella memorabile esposizione al Museo di Arte Contemporanea di Caracas Sofia Imber. Sin da quel momento, diverse opere dello scultore appartengono a questo importante museo venezuelano.
